Salviamo il Busto del Bernini

IL BUSTO DI FRANCESCO I D’ESTE, OPERA DI GIAN LORENZO BERNINI, È UNO DEI MASSIMI CAPOLAVORI DELLA SCULTURA BAROCCA E UNO DEI PIÙ CELEBRI RITRATTI DI TUTTI I TEMPI.

Nel 1650 il duca di Modena si rivolse al fratello, cardinale Rinaldo d’Este, affinché ottenesse dal più grande artista del suo tempo, Gian Lorenzo Bernini, un suo ritratto in marmo. Il cardinale tentò di dissuadere il fratello, suggerendogli piuttosto di rivolgersi al maggior rivale di Bernini, Alessandro Algardi, in quanto “al cavalier Bernino, il quale non opera che a favore di amici o istanza di gran personaggio, non si può prescrivere né tempo né prezzo”.
Ma il duca era cocciuto, voleva a tutti i costi Bernini e alla fine lo scultore accettò la commissione. Il 1 novembre del 1651 il busto ritratto, trasportato su un carro trainato da buoi, giunse a destinazione a Modena.

Il busto rappresenta un punto di arrivo del percorso artistico di Bernini nell'elaborazione del ritratto scolpito a mezzo busto, ma anche “un'impresa quasi impossibile”, come scrisse lo stesso Bernini, in quanto l'artista fu costretto ad eseguire l'opera senza aver mai veduto il duca, dunque senza il modello vivente. Francesco I inviò a Roma allo scultore una serie di ritratti eseguiti dal pittore fiammingo Justus Sustermans da utilizzare come modello. Ma Bernini teneva a sottolineare come “creder poi di poter farlo somigliare con haver davanti agli occhi una pittura, senza vedere né haver mai visto il naturale, è impresa quasi impossibile”. Bernini riuscì in quest'impresa impossibile, riuscendo a restituire mirabilmente il carattere imperioso e volitivo del duca e allo stesso tempo convogliando nel busto l'essenza stessa della regalità e dell'autorità. L'opera, poi, è un vero e proprio tour de force esecutivo, nella quale la dura superficie del marmo viene piegata come se fosse molle cera nella resa del panneggio svolazzante sopra la corazza, dell'esuberante parrucca e del colletto di pizzo ricamato.

Francesco I fu talmente entusiasta del superbo risultato da ricompensare l'artista con l'astronomica cifra di tremila scudi, quanto il pontefice Innocenzo X aveva pagato per l'intera Fontana dei Fiumi in Piazza Navona a Roma.

MASSIMO ORGOGLIO DELLA GALLERIA ESTENSE DI MODENA, DOPO IL SISMA DEL MAGGIO 2012 IL BUSTO È RACCHIUSO ENTRO UNA GABBIA DI PROTEZIONE, IN ATTESA DI POTER REALIZZARE UN NUOVO BASAMENTO ANTISISMICO CHE POSSA SALVAGUARDARLO NEL MALAUGURATO CASO DI NUOVE SCOSSE.
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